Alimenti a basso indice glicemico. Come tenere a bada l’insulina il cortisolo e l’infiammazione

Alimenti a basso indice glicemico . Come tenere a bada l’insulina il cortisolo e l’infiammazione

 

L’alimentazione è la medicina che assumiamo tutti i giorni ed è importare regolamentare l’ingestione di alimenti ad alto indice glicemico per tenere a bada l’aumento dell’insulina, migliorare l’infiammazione, l’acidosi metabolica e tanti altri fattori negativi per il nostro stile di vita.

Non ti resta che leggere i nostri articoli collegati agli alimenti iperglicemizzanti che inducono aumento del cortisolo (clicca qui per leggere di più sul cortisolo) e che portano ad un peggioramento del quadro della cellulite (clicca qui per leggere di più su come migliorare la cellulite).

 

L’indice glicemico (IG) è un sistema di classificazione numerica utilizzato per misurare la velocità di digestione e assorbimento dei cibi contenenti carboidrati e il loro conseguente effetto sulla glicemia, cioè sui livelli di glucosio nel sangue. Un cibo con un punteggio dell’IG alto produce un grande picco momentaneo di glucosio dopo il suo consumo. Al contrario, un alimento con un basso indice glicemico provoca un lento rilascio di glucosio nel sangue dopo il suo consumo.
L’indice glicemico rileva l’influenza di un alimento sul tasso di zucchero nel sangue e sull’ormone insulinico.
Se un alimento fa aumentare di poco il tasso di zucchero, chiamando quindi in causa poca insulina, anche il suo indice glicemico sarà basso e viceversa.
Dietro all’indice glicemico si nasconde una strategia semplice ma estremamente efficace.
Infatti, l’insulina è il motivo per cui: “Mangio poco eppure ingrasso”.
È vero! Molte persone mangiano poco ma male, mangiano cioè alimenti con un alto tasso glicemico.
Troppa insulina fa ingrassare.
Se un alimento fa alzare troppo e in fretta gli zuccheri nel sangue, chiama in circolo una grossa quantità di insulina.
Questo ci rende grassi, perché l’insulina è il più importante ormone di incameramento: immagazzina il grasso nelle cellule lipidiche e fa in modo che non ne esca più. Contemporaneamente è l’insulina l’ormone che scatena gli attacchi di fame repentini. Più il nostro organismo produce insulina, più fame abbiamo.

Consumando alimenti ad alto indice glicemico:

  • la glicemia sale di più e più in fretta;
  • la risposta insulinica è più marcata;
  • l’organismo si abitua ad utilizzare, preferenzialmente, gli zuccheri al posto dei grassi; anche la trasformazione dello zucchero in grassi tende ad aumentare (sovrappeso);
  • lo stress ossidativo aumenta (invecchiamento precoce, rischio oncologico);
  • dopo 2-4 ore la glicemia scende e torna la fame;
  • nel tempo si crea un sovraccarico di lavoro per il pancreas che causa inizialmente insulinoresistenza e successivamente la comparsa del diabete;
  • il rischio di carie dentaria è maggiore.
  • Una dieta troppo ricca di alimenti ad alto indice glicemico (carico glicemico complessivo elevato) incrementa rischi per la salute. Non è ancora chiaro se tale relazione sia dovuta all’eccessivo consumo di alimenti ad elevato IG, al conseguente sovrappeso, oppure ad una dieta troppo ricca di zuccheri e povera di frutta e verdura.

Gli alimenti a basso indice glicemico hanno un notevole effetto sul rischio cardiovascolare in quanto attenuano l’iperinsulinemia postprandiale e favoriscono un aumento del colesterolo buono (HDL).

E’ interessante notare che l’indice glicemico degli alimenti non dipende soltanto dal tipo di carboidrati in esso contenuti. Riso e patate, pur essendo ricchi di amido (polisaccaride) possiedono un indice glicemico superiore al fruttosio e a molti frutti zuccherini. La fibra alimentare rallenta infatti il tempo di transito gastrico, con riduzione della velocità di assorbimento degli zuccheri assunti insieme alla fibra. Un analogo discorso può essere fatto per i grassi (il latte scremato ha un indice glicemico superiore rispetto a quello intero) e in misura minore per le proteine.

Di seguito vi postiamo delle tabelle che reperiamo sul web per darvi un’idea di quale sia l’indice glicemico degli alimenti.

 

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